Mura Poligonali

Mura Ciclopiche Ciociaria

Le Mura Poligonali in Ciociaria

Mura Poligonali, Mura Ciclopiche, Mura Megalitiche

I centri urbani difesi da possenti circuiti murari e arroccati sulle alture in posizione strategica sono il segno distintivo dell’antico popolamento della Ciociaria. Quasi tutte queste città hanno origini antichissime, tanto che secondo la mitologia furono fondate dal dio Saturno. Si svilupparono in epoca preromana, come centri ernici e volsci, e divennero poi città romane, abbellite da sontuosi edifici. Le mura sono costruite per lo più in opera poligonale, con enormi blocchi di pietra d’impressionanti dimensioni, incastrati fra loro a secco, la cui costruzione è stata attribuita all’opera dei mitici Pelasgi.
Le mura poligonali sono molto diffuse nelle contrade ciociare e rappresentano delle costruzioni imponenti specialmente per la dimensione dei massi (fino a 3 tonnellate ), ma suscitano meraviglia se si esamina la tessitura degli elementi posti a incastro tale da essere una costruzione antisismica che ha retto brillantemente ai terremoti sia ondulatori sia sussultori; tessitura non più realizzata nelle costruzioni successive, tanto che i Romani adottavano, per riparare tratti di mura poligonali, la tessitura spianata.
Le mura ciclopiche sono sparse principalmente nel Lazio meridionale; Atina, Norma, Segni, Alatri, Ferentino, Anagni, Veroli, Arpino.
La loro costruzione fatta con massi di notevole dimensione, del peso che può oscillare tra i 5 e i 30 q.li, in parte lavorati, possono classificarsi in quattro maniere a secondo del grado di lavorazione.
La prima maniera è la sovrapposizione dei massi senza nessuna o poca lavorazione e gli interstizi chiusi con scaglie di pietre. Nella seconda maniera i massi sono leggermente lavorati e spianati sui lati in modo da non richiedere l’uso delle scaglie.
Nella terza maniera sono spianati non solo i lati di contatto fra le pietre, ma anche la faccia frontale.
Nella quarta maniera i massi sono quadrangolari e i lati sono spianati e sovrapposti in strisciate orizzontali.
I Romani in molti punti ripararono o sopraelevarono le mura, ma esclusivamente nella quarta maniera, cioè con massi spianati perché gli incastri, come nella prima e seconda maniera, sono difficilissimi da realizzare, tanto che nessun costruttore successivo ne ha mai tentato la costruzione. Non sappiamo il tempo che è passato fra le diverse maniere, forse molti secoli.
Le mura poligonali esistono da sempre (nei tempi storici) e generazioni di studiosi si sono succedute nel tentativo di fare luce sulla loro costruzione, ma, purtroppo, ancora oggi sono rimaste senza risposta almeno tre domande: chi le ha costruite, in che data storica e a che cosa servivano.

Per rispondere alla prima domanda, chi le ha costruite: le mura poligonali si trovano nell’Italia centro- meridionale, in Grecia e in Anatolia. Più precisamente queste costruzioni ebbero origine dall’Anatolia e quando le genti di quel territorio migrarono in Grecia e nell’Italia Centrale, sotto la pressione di genti provenienti dall’Asia centrale, portarono con loro questo sistema costruttivo.
Quindi possiamo dire con sufficiente certezza che i costruttori delle mura poligonali nel Lazio meridionale furono genti provenienti dall’Anatolia e forse proprio i Pelasgi.
Dionigi D’Alicarnasso parla dell’esistenza di questo popolo, che chiama “Pelasgo”, originario dell’Asia e costretto a emigrare formando tribù erranti circa diciotto generazioni prima della guerra di Troia, occupando via via la Grecia e l’Italia fino alla Spagna. Arrivati a tanta floridezza ed estensione, i Pelasgi andarono soggetti a inauditi flagelli: sterilità dei campi e delle madri, malattie e morti repentine, aggressione dai nemici vicini. Furono costretti così a fuggire vagabondi, disperdendosi ed estinguendosi interamente nel corso di due secoli.
Molti ritengono questa storia una favola e i Pelasgi tornano nell’immaginario.
Le mura poligonali sono mura in opera poligonale, innalzate tramite la posa di grandi massi lavorati fino a ottenere forme poligonali, per essere giustapposte a incastro, senza calce, con cunei che riempiono i rari spazi vuoti.
Sono dette anche mura ciclopiche o pelasgiche perché secondo Euripide, Strabone e Pausania sarebbero state costruite dai ciclopi ed erano state attribuite ai mitici popoli pelasgi, preellenici, che avrebbero costruito le mura simili delle città micenee di Tirinto, Micene e Argo.
Ne esistono numerosi esempi conservati in Italia, dal Lazio (Alatri, Arpino, Atina, Ferentino, San Felice Circeo, Segni, Norma, Cori, Pescorocchiano, Amyclae, Vicovaro) all’Abruzzo (Alba Fucens), alla Toscana (Cosa), all’Umbria dove di notevole importanza per estensione, conservazione e imponenza sono le mura di Amelia e di Perugia, alla Campania, alla Lucania, alla Puglia e al Molise.
Sono datate al VI-V secolo a.C. ed erano generalmente impiegate come sistemi di difesa della città alta, della quale rappresentavano al contempo la struttura di contenimento. Le porte che segnano questi sistemi difensivi presentano architravi costituiti da monoliti che giungono a pesare fino a 3 tonnellate.
L’opera poligonale (opus poligonalis, opus siliceum) è una tecnica di costruzione antica diffusa nell’Italia centrale, tra il VI e il I secolo a.C. e applicata anche in altre epoche storiche.
Consiste nella sovrapposizione di massi in pietra non lavorati o poco lavorati, anche di notevoli dimensioni, senza ausilio di malta o altri leganti. Lo stesso peso dei massi utilizzati assicura, infatti, la stabilità delle strutture che, in genere, presentano uno spessore maggiore alla base e si rastremano (assottigliano) verso l’alto.
La tecnica fu utilizzata, in particolare, per le mura cittadine, o altre fortificazioni, e per terrazzamenti e podi di templi, opere in genere costruite sui pendii. Spesso i massi, raccolti nella parte alta del pendio, venivano semplicemente fatti scivolare verso il basso, raggiungendo la sommità del muro in costruzione, in genere appoggiato a un terrapieno.
L’hotel dei Pini si trova in una posizione strategica, dove si raggiungono facilmente i territori limitrofi circondati da queste meravigliose mura.

Alatri
Alatri, affascinante cittadina caratterizzata da una cinta di mura in opera poligonale, che custodisce al suo interno la meravigliosa Acropoli (Civita). Possenti mura Ciclopiche alte fino a 21 metri con uno spessore massimo di 10 metri e per un perimetro di 2,1 km, posati in opera a incastro e senza calce, racchiudono il Duomo Episcopio, Cattedrale di San Paolo, raggiungibile da due porte di accesso.
Ferentino
A Ferentino la grandiosità delle mura poligonali, che raccolgono l’abitato, parlano di una grande bellezza urbanistica che arriva al culmine nell’ultimo terrazzamento del colle dove si leva la mole dell’Acropoli.
Arpino
La leggenda vuole che Arpino sia stata fondata dal Dio Saturno. In realtà la sua fondazione, che risale a epoca remota, è storicamente imprecisata. L’antichità della Città è attestata dalle mura pelasgiche, dette anche ciclopiche per la grandezza dei massi con cui sono state costruite, il loro perimetro misura tre km, in esse si apre un’originale porta a ogiva comunemente detta “arco a sesto acuto”.
Veroli, anch’essa in origine ernica, conserva nei pressi della Rocca di S. Leucio, l’antica acropoli, i resti delle possenti mura in poligonale, in cui si aprono numerose porte principali e secondarie. Al centro di Veroli, nel cortile della casa medievale Reali, sono visibili i Fasti Verulani (I sec. d.C.), una lunga iscrizione latina che riporta il calendario delle feste civili e religiose e dei mercati periodici della città, che rappresenta un eccezionale documento della vita pubblica di Veroli all’inizio dell’impero.
Anagni, la città sacra degli ernici, è cinta invece da mura in opera quadrata dell’IV-III sec. a.C., che ostruiscono anche lo sperone dell’acropoli, sulla cui spianata sorse, nel medioevo, la Cattedrale, costruita sulle strutture di un tempio pagano. Le mura comprendono la straordinaria struttura degli “Arcazzi”, una costruzione su pilastri e archi, direttamente derivata da modelli della Grecia orientale. Anagni fu famosa per la quantità e l’importanza dei suoi santuari, ma con l’avvento del Cristianesimo le chiese si sostituirono ai templi pagani e divenne la “città dei Papi”.

L’Hotel dei Pini, a Fiuggi Terme, sarà lieto di ospitarvi all’insegna dell’architettura storica ciociara.
Siamo a Fiuggi Terme da dove sono facilmente raggiungibili i luoghi circondati da queste bellissime mura.